Cosa sono i tendini?

Partiamo dall’inizio: cosa sono i tendini e a cosa servono?

Essenzialmente i tendini sono le strutture fibrose che “collegano” muscoli e ossa che permettono il trasferimento dell’attività dell’apparato muscolare a quello scheletrico.

Sono dunque essenziali per il movimento. La struttura dei tendini è (proprio per la funzione che devono svolgere) molto resistente e poco elastica: hanno, infatti, il compito di “trasferire” la forza prodotta dai muscoli per generare movimento.

I tendini sono inoltre rivestite da una membrana (la cosiddetta guaina tendinea) che ha una importantissima funzione protettiva: serve ad evitare lo sfregamento delle fibre sulle superfici ossee e il conseguente deterioramento dovuto all’attrito.

Purtroppo anche la guaina stessa può essere soggette a infiammazione, con conseguente compromissione del suo funzionamento.

Infine è importante ricordare che i tendini hanno una ridotta vascolarizzazione (e quindi un ridotto apporto di ossigeno).

Questa peculiarità fa sì che i tendini abbiano una capacità di adattamento e di rigenerazione piuttosto lenta (rispetto, ad esempio, ai muscoli). Questo provoca sia un allungamento dei tempi di recupero sia un’alta incidenza di infiammazioni e infortuni soprattutto nei casi in cui ci si sottoponga ad un intenso lavoro muscolare che non dia il tempo ai tendini di adattarsi alla nuova condizione (la muscolatura ha infatti tempi di adattamento molto più rapidi).

Cosa sono le tendinopatie

Con il termine tendinopatia si intende l’insieme delle condizioni dolorose a carico dei tendini per lo più dovute ad overuse.

Tra le tendinopatie cosiddette inserzionali (ovvero che si sviluppano in corrispondenza dell’inserzione del tendine all’osso) le più diffuse e comuni sono quella dell’achilleo, quella rotulea, l’epicondilite e quella riguardante i tendini adduttori dell’anca e i tendini extrarotatori della spalla.

Le tendinopatie si distinguono in:

– entesopatia (patologia del punto d’inserzione del tendine);

– peritendinite (infiammazione della guaina che avvolge il tendine);

– tendinosi (degenerazione del tendine);

– tenosinovite (infiammazione della borsa tendinea).

I sintomi delle tendinopatie

Il sintomo principale è il dolore, che viene avvertito nella zona colpita. Il dolore generalmente aumenta di intensità con il movimento e può essere associato a gonfiore, arrossamento o tumefazione (ed a volte anche febbre).

Il dolore può essere presente senza toccare la parte interessata oppure può presentarsi dopo palpazione o contrazione muscolare.

Come curare le tendinopatie

La prima cura per le tendinopatie è generalmente il riposo. Alla comparsa dei sintomi appena visti è utile infatti tenere l’arto a riposo ed evitare qualsiasi forma di sforzo fisico.

L’intervento chirurgico si rende necessario solo nei casi più gravi e a seguito di rottura o lacerazione; nella stragrande maggioranza dei casi, invece, le tendinopatie possono essere trattate con una riabilitazione adeguata e con terapie in grado di ridurre e riassorbire il processo infiammatorio.

Fisioterapia, ginnastica preventivo-riabilitativa e stretching sono indispensabili al recupero del trofismo, della forza muscolare e delle stabilità articolare. È consigliabile però farsi guidare da un fisioterapista per evitare di forzare eccessivamente con lo stretching e con la ginnastica di rinforzo.

Infine, è utile sottolineare che una tendinopatia trascurata può avere conseguenze anche piuttosto gravi, fino ad arrivare alla compromissione del movimento dell’articolazione (a causa di fibrosi cicatriziali della guaina che la restringono e compromettono l’estensione del tendine).

Trattamento farmacologico delle tendinopatie

I farmaci utilizzati nella cura delle tendiniti sono per lo più antinfiammatori non steroidei (FANS), che hanno lo scopo di ridurre l’infiammazione e alleviare i sintomi dolorosi associati.

Trattamenti fisioterapici per le tendinopatie

Come visto il recupero e il riassorbimento dello stato infiammatorio sono particolarmente lenti per le strutture fibrose dei tendini a causa della loro scarsa vascolarizzazione.

I trattamenti medici aiutano ad accorciare i tempi di recupero e a far riassorbire le infiammazioni:

Tecarterapia

Laserterapia

Ultrasuoni

Kinesio taping (utilizzato nelle forme più lievi)

Elettrolisi percutanea terapeutica (EPTE®)

Riabilitazione nelle tendinopatie

In presenza di tendinopatia è importante iniziare la riabilitazione il prima possibile (e comunque sempre dopo l’eventuale periodo di riposo assoluto indicato dal medico).

La tempestività è importante (in genere si consiglia entro due settimane dal trauma) poiché i tendini rispondono positivamente alle sollecitazione rinforzando le fibre appena rigenerate e orientandole lungo la direzione del movimento (presupposto necessario al loro corretto funzionamento).

Una riabilitazione tempestiva è dunque indispensabile per riacquisire la resistenza e l’elasticità dei tendini e ridurre il rischio di recidive.

Il programma degli esercizi di riabilitazione comprende esercizi isometrici a carico naturale, esercizi eccentrici e stretching.

Il programma degli esercizi di riabilitazione comprende esercizi isometrici a carico naturale, esercizi eccentrici e stretching.

Manipolazioni, tens, ultrasuoni, tecarterapia ed altre terapie (come l’elettrolisi percutanea terapeutica) possono essere indicate dal fisioterapista per integrare e velocizzare il programma riabilitativo

L’elettrolisi percutanea terapeutica per curare le tendinopatie

L’elettrolisi percutanea terapeutica è una tecnica rivelatasi molto efficace nella cura delle tendinopatie e in grado di accorciare sensibilmente i tempi di recupero.

La tecnica consiste nell’applicazione di microcorrenti (praticamente indolori per il paziente) tramite un ago da agopuntura. Grazie alla possibilità di modulare l’intensità si riesce a stimolare la risposta organica ottimale (anche nei casi di situazioni cronicizzate) e si attiva la risposta infiammatoria necessaria al processo di rigenerazione.

Come funziona l’elettrolisi

L’elettrolisi è l’alterazione chimica che si produce quando la corrente entra in contatto con il tessuto degenerato (lisi del tessuto fibroso degenerato). Attraverso questo processo, il tessuto degenerato si distrugge senza in alcun modo disturbare il tessuto sano. A partire da questo momento si produrrà una risposta infiammatoria che andrà a riparare il tessuto danneggiato (tendine, legamento, muscolo, ecc…). L’applicazione dell’elettrolisi percutanea terapeutica è raccomandata per il recupero di pazienti con tendinopatie come fasciti plantari, pubalgie, epicondiliti, tendinopatia del tendine d’Achille, ecc…

L’elettrolisi percutanea terapeutica è efficace per il recupero da lesioni di tipo cronico dei tendini sia su sportivi professionisti che su chiunque soffra di questo tipo di lesioni.

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